OCEAN AMBASSADOR

Cesare Balzi

Cesare è nato nel 1968 a Pavia, ma le vacanze estive con i genitori in Liguria lo hanno avvicinato al mare, tanto che all’età di vent’anni si è arruolato in Marina. Oltre trent’anni anni di servizio tra nave Grecale, nave Granatiere, la sede di La Spezia, le esperienze di oltre tre anni in Albania, poi qualche anno a Venezia e infine di nuovo a La Spezia.
Ora vive sul mare a Marina di Carrara ed è IANTD Trimix Instructor Trainer e riconosciuto esperto di relitti.

Quando e perché hai iniziato a fare immersioni?

Nel novembre 1991. Mi trovavo in Sardegna, a La Maddalena. Un negozio di subacquea proponeva l’offerta di un pacchetto muta, maschera e pinne e un amico, già subacqueo, mi spinse all’acquisto. Il giorno seguente feci la prima immersione a Caprera, in pochi metri d’acqua. Quello fu il punto di non ritorno. Prosegui l’attività subacquea nel corso di alcuni viaggi in Kenia, dove ottenni il primo brevetto Open Water Diver e poi in tutto il Mediterraneo e nel Mar dei Caraibi. La mia carriera da istruttore ricreativo è iniziata nel 1997. Ho abbracciato la IANTD nel 1999 per la diffusione dei corsi nitrox e trimix, sino a diventare IANTD Trimix Instructor Trainer.


Qual è il tuo pesce spirito (o mammifero / rettile) e perché?

Sicuramente il delfino perché, ispirando simpatia e socievolezza, evoca un simbolismo positivo. Il suo carattere pacifico e la sua natura fiduciosa incarnano bontà;. il suo aspetto elegante e sinuoso unito all’intelligenza, nell’antichità greca ne hanno fatto l’animale sacro. Ogni volta che lo avvistiamo in mare al rientro dalle nostre immersioni è un modo per ritrovare la rotta verso la serenità.


Cosa ti piace di più delle immersioni?

L’esplorazione di nuovi relitti, l’avventura e la scoperta. Dopo un periodo in cui ho condotto molte delle mie ricerche in solitaria, oggi mi piace l’appartenenza ad un team più di ogni altra cosa, all’interno del quale dove ognuno deve svolgere il proprio ruolo in maniera ottimale, sia in acqua, che a bordo di un’imbarcazione nell’assolvimento del compito di assistente di superficie. Tecniche di immersione in squadra, suddivisone dei ruoli, dispiegamento del sistema decompressivo, utilizzo dei protocolli di sicurezza: questi sono tutti argomenti che tratto durante i corsi di addestramento.


Come approcci i non subacquei per entusiasmarli sull'imparare ad immergersi?

In veste di istruttore subacqueo il primo principio che seguo è rivolto all’aspetto addestrativo e attitudinale in cui attraverso la pratica si cerca non solo di formare le capacità tecnico-subacquee, ma anche quelle psico-attitudinali di maturità e serietà nel gestire le proprie immersioni. Una volta terminato l’addestramento, sottolineo la necessità di praticare l’attività con una certa frequenza per non perdere quell’equilibrio psico-fisico ottenuto durante l’addestramento. Il secondo principio che seguo è indirizzato alla qualità ed idoneità dell’equipaggiamento, nonché a un’adeguata ridondanza atta a gestire eventuali malfunzionamenti in immersione.

L'esperienza subacquea più memorabile?

Non ho una sola esperienza subacquea in particolare da ricordare. La partecipazione alle spedizioni ufficiali della IANTD sono quelle alle quali sono maggiormente legato: nel 2003 sul relitto della corazzata austro-ungarica Santo Stefano in Croazia, nel 2004 come responsabile della sicurezza sul relitto del transatlantico tedesco Wilhelm Gustloff nel Mar Baltico, nel 2005 in Albania il ritrovamento del relitto della corazzata Regina Margherita e la vicenda della nave Ospedale Po, nel 2007 sempre in Albania il ritrovamento di altri due relitti appartenenti a due navi italiane, il cacciatorpediniere Intrepido e il piroscafo trasporto truppe Re Umberto, nel 2015 in Israele l’esplorazione del relitto del Regio Sommergibile Scirè e nel 2106, l’identificazione del relitto della torpediniera Andromeda nella baia di Valona.

Immersione da sogno: dove e con chi (vivo o no)?

L’immersione da sogno sicuramente quella del 30 luglio 2005: il ritrovamento del relitto della corazzata Regina Margherita nella baia di Valona in Albania. Ero in questo paese per lavoro da sette mesi e nel tempo libero mi dedicavo alla ricerca del relitto. Sapevo, inoltre, che presto sarebbe arrivato qualcuno dall’Italia per cercare di localizzare questa grande nave. E’ stata una corsa contro il tempo. Ero da solo a fare su e giù per le strade dell’Albania nei fine settimana, poiché vivevo a Scutari al nord, mentre Valona si trova a sud. Quasi cinque ore con il fuoristrada: interminabili! Poi un giorno conobbi, Ilir, un divemaster in Montenegro. Lo coinvolsi e decise di seguirmi in questa avventura. Mi immersi su un relitto sino ad allora sconosciuto a 66 metri di profondità. Lessi il nome della nave a poppa e fu un’emozione indimenticale.

Materiale preferito di Aqua Lung?

Oggi i subacquei sono diventati molto più attenti all’acquisto della loro attrezzatura. Si osservano molto gli aspetti tecnici, i materiali ed i particolari costruttivi scendendo nella ricerca del dettaglio. Ritengo, pertanto, che l’abbinamento della muta AquaFlex con la pinna Phazer e la maschera Plazma, sia il miglior punto di partenza da cui un subacqueo ricreativo debba iniziare per le sue immersioni estive. La muta Aquaflex in neoprene super elasticizzato, infatti, offre il massimo in termini di comfort e qualità, semplificando la vestizione e la svestizione e assicurando un'ottima vestibilità. La pinna Phazer regolabile, si adatta alla pinneggiata di ogni subacqueo, oltre ad un design innovativo, mentre la maschera frameless Plazma, dai colori freschi e vivaci, offre un eccellente comfort, garantito dall’utilizzo di silicone di elevatissima qualità.
In quanto subacqueo tecnico non posso che apprezzare le performance e l'affidabilità dei prodotti Apeks, sopratutto per quanto riguarda erogatori e imbraghi.

Abilità subacquea che stai lavorando per migliorare?

Negli ultimi anni si è vista una grande crescita dell’interesse per le immersioni in caverne, grotte e altri tipi di ambienti ostruito tipo miniere o cave. Purtroppo l’aumentata utenza ha anche portato un incremento di incidenti in quest’ambiente particolare. Questi fenomeni hanno determinato una conseguente richiesta di un addestramento sicuro e professionale. Mi sono posto l’obbiettivo, di lavorare molto per addestrare i subacquei che vogliono avvicinarsi a questa disciplina, a compiere in sicurezza immersioni in caverne o grotte, in modo da sviluppare la consapevolezza e l’attitudine alla responsabilità personale e alla corretta gestione dei rischi.

Quali passi stai prendendo per migliorare la salute dei nostri oceani? Qualche consiglio per gli altri che vogliono aiutare?

Gli oceani possono essere salvati anche diventando consumatori consapevoli. Sapendo per esempio che le microplastiche dei dentifrici, dei prodotti per il corpo o dei vestiti finiscono in mare attraverso le acque reflue. Ad oggi si stima che ci siano circa 51 trilioni di particelle di microplastica negli oceani. Un pericolo non solo per la fauna marina che le può ingerire, ma anche per chi mangia prodotti a base di pesce. Le spiagge pullulano ormai di bottiglie, tappi, sigarette e ogni altro genere di rifiuto. I litorali italiani non sono da meno come dimostra una recente indagine. Consiglio i. Diving center, in collaborazione con i propri rispettivi Comuni, di organizzare una raccolta di gruppo, magari aderendo ad una campagna, è un'iniziativa lodevole che può contribuire a ripulirli. Nel caso ci si voglia impegnare ancora più a fondo nella tutela dell’ambiente, consiglio di aderire a organizzazioni apposite può essere la scelta ideale. Ne esistono tante tra cui scegliere.

Qualche talento nascosto?

Per rimanere in un buon stato di forma, ho iniziato a praticare running dopo i 40 anni e a oggi ho percorso oltre 15.000 chilometri.

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